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Il corpo prima, la testa dopo.
Il Kundalini Yoga mette insieme posizioni, respirazione, suono e meditazione in sequenze fisse, chiamate kriya. Ogni kriya ha un ordine e una durata: si tiene per il tempo stabilito, a occhi chiusi, e alla fine te ne accorgi da come cammini. Lavora sul sistema nervoso e su quello ghiandolare, e per questo si sente prima nell'umore che nei muscoli.
Una tecnica, non una fede
Nessuno qui ti chiede di credere a niente. Fai una cosa precisa per un tempo preciso e guardi cosa succede: alza le braccia a sessanta gradi e respira a fuoco per tre minuti, e l'effetto arriva su chiunque, anche su chi mentre lo fa sta pensando ad altro.
Le sequenze arrivano dalla tradizione trasmessa da Yogi Bhajan, che a partire dal 1969 insegnò in Occidente un corpo di pratiche fino ad allora riservato. Non si improvvisano: la posizione, il respiro, il mantra e i minuti stanno insieme come stanno insieme gli ingredienti di una ricetta.
Che cosa muove nel corpo
La parte fisica accelera la circolazione, e con quella il ricambio nei tessuti. Le respirazioni cambiano il ritmo del diaframma e con esso il tono del sistema nervoso autonomo — ecco perché una classe che sembrava faticosa finisce in uno stato di calma che nessuno si aspettava a metà strada. Le posizioni tenute a lungo premono sulle ghiandole endocrine, e le meditazioni con mantra impegnano lingua, palato e respiro in uno schema che la mente fatica a interrompere.
Sul cortisolo, sulla memoria e sul sonno esistono studi veri, alcuni piccoli, altri con qualche anno di follow-up. Li ho raccolti in una serie di articoli, con i numeri che riportano e senza gonfiarli: quello che dicono gli studi.
Com'è fatta una classe
Da un'ora a un'ora e mezza, sempre nello stesso ordine. Si accorda la voce all'inizio con un mantra breve, si riscalda la colonna, poi arriva il kriya del giorno. Dopo il kriya c'è il rilassamento: si sta a terra senza fare niente, ed è la parte in cui il lavoro si deposita. Alla fine una meditazione seduta, e si chiude.
Nessuno guarda gli altri, perché si sta quasi sempre a occhi chiusi. Ogni movimento viene detto mentre lo si fa, quindi non serve conoscere il repertorio per seguire. Se un esercizio non lo senti tuo, ti fermi: il prerequisito è non andare mai contro se stessi.
A chi serve davvero
A chi vive con la testa accesa fino a tardi e non riesce a spegnerla. A chi ha il corpo rigido dopo otto ore di scrivania. A chi ha provato a meditare da solo e ha smesso alla terza sera, perché da soli è difficile e in gruppo molto meno.
Non serve essere elastici, giovani o sereni. La stessa sequenza si fa sulla sedia se le ginocchia non collaborano, e si abbassa di intensità quando la giornata è stata storta.

Le parole che sentirai in sala
Kriya
La sequenza completa: esercizi in un ordine fisso, con i tempi indicati e un effetto dichiarato. Si fa tutta, dall'inizio alla fine.
Mantra
Un suono ripetuto. Più che una preghiera è una configurazione di lingua e respiro, e serve a tenere ferma l'attenzione. Ne ho scritto uno per uno, qui.
Respiro di fuoco
Respirazione rapida dal naso, con l'ombelico che fa il lavoro. Riscalda, sveglia e all'inizio confonde: come si impara.
Sat Nam
Il saluto e insieme il mantra più usato. Significa "la verità è la mia identità" e si usa per aprire e per chiudere.
Si capisce in una lezione.
Nessuna descrizione tiene il posto di una lezione. Vieni una volta: se non fa per te lo capisci subito, e ci siamo tolti il dubbio in due.