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L'Adi Mantra: Ong Namo Guru Dev Namo

Parte 3 di 10 · 10 settembre 2020 · 4 minuti di lettura

L'Adi Mantra, il mantra di apertura delle lezioni

In breve

L'Adi Mantra è Ong Namo Guru Dev Namo, e apre ogni lezione di Kundalini Yoga. Si traduce «mi inchino davanti all'Universo, mi inchino al maestro che è dentro di me»: due inchini, uno verso il tutto e uno verso l'insegnamento che sta per arrivare. Si canta tre volte, seduti, con le mani unite al centro del petto.

Ong Namo\

Guru Dev Namo

Nelle parole dell’Adi Mantra stanno condensati diversi significati. Dietro la leggerezza e la semplicità del primo mantra che si vibra all’inizio di ogni lezione di Kundalini Yoga c’è molto altro, che forse non conosci ancora.

I motivi per cui lo cantiamo sono due: protezione e connessione. Le traduzioni possibili sono parecchie, e quella che preferisco è: «mi inchino davanti all’Universo. Mi inchino al maestro che è dentro di me».

I due inchini

Nell’Adi Mantra dichiariamo di inchinarci non una volta, ma due. La prima serve a dare contezza all’ego di essere uno con il tutto. La seconda serve ad affidarci, ad abbandonarci e ad accettare l’insegnamento che verrà dall’esperienza che stiamo per fare, grazie al guru che è in noi.

Qui il guru non è una persona: è un’energia che ci porta fuori dall’oscurità — gu, incoscienza — verso la luce — ru, coscienza. È ciò che rende la nostra luce più forte.

La parte angelica

È uno strumento in cui lo spirito si intreccia al tutto e porta l’interruttore da off a on, rendendo visibile e attivo quello che di divino risiede in ognuno di noi.

Vale la pena ricordare che una delle traduzioni di Dev è «angelico» — ricorda un po’ la parola deva, no? — e che riconoscendo l’esistenza di questa parte, nominandola, abbiamo un’opportunità in più di ascoltare quello che di più alto è in noi.

Affinare la capacità di ascoltare il Guru Dev, il nostro sé superiore che vive nel cuore, può diventare una fonte di ispirazione e una guida nel cammino.

Perché si canta prima di cominciare

Quando lo cantiamo, l’energia intorno a noi e dentro di noi si libera della parte più grossolana e diventa sottile.

Per capire quanto può essere forte questo impatto, la prossima volta che lo vibri fallo portando attenzione alla voce mentre canti: probabilmente coglierai con più chiarezza in che modo agisce su di te, e quanto influenza la comprensione del kriya che stai per fare.

In ogni caso non preoccuparti. Anche se non senti nessuna differenza, il mantra farà comunque il suo lavoro e ti metterà nelle condizioni migliori per apprendere.

Il gesto delle mani durante la meditazione

Come si fa

La posizione

Seduti in posizione facile, a gambe incrociate, si raddrizza la colonna — morbidamente — abbassando un po’ il mento. Se la posizione facile è scomoda si possono allungare le gambe, oppure sedersi su una sedia.

Le mani

I palmi spingono dolcemente uno contro l’altro al centro del petto, le dita sono dritte, i pollici poggiano sullo sterno e le spalle restano completamente rilassate.

Questo mudra favorisce l’equilibrio dei cinque elementi che uniti ci rendono quello che siamo, e bilancia i due emisferi del cervello, portandoci un po’ più vicini a una condizione di armonia e di connessione con il cuore.

Gli occhi

Sono concentrati nel punto al centro delle sopracciglia, in corrispondenza di Ajna, il sesto chakra: il terzo occhio.

Come si canta

Si può fare con un unico respiro lungo, oppure con una velocissima inspirazione dalla bocca — «succhiando» una piccola porzione d’aria — fra la prima e la seconda parte del mantra.

L’Ong va vibrato spingendo la punta della lingua sul fondo del palato molle. Così la vibrazione, percepibile anche a livello della scatola cranica, stimola sensibilmente la zona della ghiandola pituitaria, della pineale e dell’ipotalamo.

Dopo tre ripetizioni saremo nella condizione migliore possibile per entrare in relazione con quello che è dentro di noi, fuori di noi, e con ciò che ancora non siamo noi.

Serve solo a inizio lezione?

Un’altra qualità di questo mantra è quella di cambiare uno stato d’animo grezzo in uno più alto. La voce del guru suggerirà sottilmente alcune domande capaci di liberare il dev: chi sono? Che cosa mi sta fermando? Ho altre scelte possibili? Qual è il mio percorso?

Rispondere a questa interrogazione può essere difficile, e se non sai come fare puoi chiedere aiuto al maestro interiore mentre continui a vibrare il mantra. Non è severo come sembra. Però se non lo vedi, e se non chiedi, non ti aiuterà.

E più di ogni altra cosa, ricorda che c’è bisogno di te per suonare l’armonia universale. Quindi vibra l’Adi Mantra, accorda la tua anima e regala al mondo la tua melodia. Tutti siamo indispensabili. Tutti siamo necessari.

Il mantra con cui invece si chiude la lezione è Sat Nam; tutti gli altri stanno qui. Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari e quote.

Sat Nam

Domande su questo

Che cosa significa Ong Namo Guru Dev Namo?

Fra le diverse traduzioni possibili, quella che preferisco è «mi inchino davanti all'Universo. Mi inchino al maestro che è dentro di me». Guru qui non è una persona: è l'energia che porta dall'oscurità — gu, incoscienza — alla luce — ru, coscienza.

Quante volte si canta?

Tre. Dopo tre ripetizioni si è nella condizione migliore per entrare in relazione con quello che è dentro di noi, fuori di noi e con ciò che ancora non siamo.

Come si pronuncia l'Ong?

Spingendo la punta della lingua sul fondo del palato molle. La vibrazione si sente nella scatola cranica e stimola la zona della pituitaria, della pineale e dell'ipotalamo. È la parte che va curata di più.

Serve solo all'inizio della lezione?

No. Cambia uno stato d'animo grezzo in uno più alto, e si può usare in qualunque momento serva. Cantato con attenzione, fa emergere domande: chi sono, che cosa mi sta fermando, quali altre scelte ho.

E se non sento niente?

Non preoccuparti: il mantra fa comunque il suo lavoro e ti mette nelle condizioni migliori per apprendere. La prossima volta prova a portare attenzione alla voce mentre canti, e coglierai con più chiarezza in che modo agisce su di te.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.