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La terza scintilla: il tempo, e le tre stanze in cui si abita
Parte 4 di 8 · 26 dicembre 2024 · 3 minuti di lettura

In breve
Il terzo grado del percorso lavora sul rapporto con il tempo. Chi abita il passato rumina, chi abita il futuro si preoccupa, e il presente resta un corridoio fra i due. Le pratiche servono a spostare l'attenzione sull'unico posto in cui il corpo si trova davvero: Sat Kriya, respiro di fuoco come ancoraggio, e una meditazione lunga sulla propria linea del tempo.
Ci sono due modi di non essere qui, e quasi tutti ne praticano uno.
Il primo è la ruminazione: rileggere quello che è successo, cercare la frase che avrebbe cambiato tutto, ripassare un torto vecchio di anni finché il corpo si irrigidisce come se stesse accadendo adesso.
Il secondo è la preoccupazione: provare in anticipo scenari che non arriveranno, e arrivare stanchi a una giornata che non è ancora cominciata.
In entrambi i casi il corpo è in allarme per qualcosa che non sta succedendo. Il terzo grado del percorso lavora su questo.
Il tempo come stanza, non come risorsa
Diciamo «non ho tempo» e intendiamo che è finito, come la benzina. Ma nessuno di noi si lamenta di non avere abbastanza spazio nel salotto: dice che è occupato.
Il tempo funziona così. Non manca — è occupato da cose che non hai deciso tu, e una buona parte è occupata da conversazioni immaginarie.
Le pratiche del terzo grado
Sat Kriya, da 3 a 11 minuti. Seduti sui talloni, braccia in alto, Sat e Nam col ritmo dell’ombelico. Ha una qualità che serve qui più che altrove: non lascia spazio. Dopo due minuti la testa non ha abbastanza banda per rimuginare.
Respiro di fuoco come ancoraggio, da 1 a 3 minuti. Quando il pensiero riparte a girare, il ritmo rapido lo interrompe meglio di qualunque ragionamento. È il modo più veloce che conosco per tornare nel corpo. Come si fa, e chi non deve farlo.
Meditazione sulla linea del tempo, 11 minuti. Seduti, occhi chiusi, respiro lungo. Si ripercorre la propria vita per decenni. Ci si ferma su un episodio per volta e si respira finché la stretta nel petto o nello stomaco si allenta. Non si cerca di capire, non si riscrive niente: si resta.
Meditazione per la prosperità. La tradizione ne ha diverse; quello che fanno davvero è lavorare su una convinzione presente — quanto pensi di meritare — più che sul futuro. Il resto è comportamento.

Il perdono, senza retorica
Nelle pagine di questo settore si legge spesso che bisogna perdonare il passato. Detta così è un ordine impossibile: nessuno decide di perdonare, come nessuno decide di smettere di avere freddo.
Quello che ho visto succedere è un’altra cosa. A forza di stare fermi mentre un ricordo preme, il ricordo smette di attivare il corpo. Un giorno lo racconti e la voce non cambia. Il perdono, se vuoi chiamarlo così, è quello che resta dopo — non la causa, l’effetto.
Ci vuole tempo. Mesi, in genere, non lezioni.
Che cosa cambia nella giornata
Chi lavora bene su questo grado nota tre cose, in quest’ordine.
Le conversazioni immaginarie si accorciano. Si continua a farle — è quello che fa una mente — ma ci si accorge prima, e il ciclo si spezza dopo due minuti invece che dopo venti.
La sera resta più tempo. Non perché ne sia arrivato dell’altro: perché ne stavi buttando via una quantità che non avevi mai contato.
E le decisioni diventano più veloci, perché la maggior parte delle esitazioni non è mancanza di dati. È il tentativo di essere sicuri di una cosa futura, che è impossibile per costruzione.
Dove sta, nel percorso
Prima di questo grado c’è il sé interiore, dopo c’è il cuore. La scala intera sta in Le scintille della Fenice.
Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli. Novanta minuti: orari, quote e come si arriva.