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La quarta scintilla: il cuore, e perché sta chiuso

Parte 5 di 8 · 3 gennaio 2025 · 3 minuti di lettura

La quarta scintilla del percorso della Fenice

In breve

Il quarto grado lavora su Anahata, il centro del petto. Il cuore non si chiude per cattiveria: si chiude dopo che qualcosa ha fatto male, e resta chiuso per prudenza. Le pratiche aprono il torace e allungano il respiro — apertura delle braccia, posizioni sul petto, meditazione della gentilezza, Guru Pranam — e lavorano prima su di sé, poi sugli altri.

Il petto rientrato, le spalle un po’ avanti, il respiro corto e tutto in alto. È una postura che si vede appena si entra in sala, e non è una questione di muscoli.

Il cuore non si chiude per cattiveria. Si chiude dopo che qualcosa ha fatto male, e resta chiuso per prudenza — che è una strategia ragionevole, e ha un costo che si paga per anni.

Anahata

La tradizione chiama il quarto centro Anahata, all’altezza dello sterno: il punto in cui la scala del corpo cambia direzione. Sotto ci sono i centri che riguardano la sopravvivenza, la spinta, l’identità. Sopra, quelli che riguardano la parola, la visione, l’ampiezza. In mezzo c’è questo, ed è per quello che regge il peso più grosso.

Il nome sanscrito significa «non colpito»: un suono che non nasce da due cose che sbattono. Il rovescio, per come lo vedo in sala, è che quasi tutti arrivano qui dopo essere stati colpiti.

Come si riconosce, senza teoria

Non dalla capacità di commuoversi. Da cose più concrete:

Ricevere un complimento e sminuirlo prima ancora che la frase sia finita.

Tenere il conto — di quello che si è dato, di chi ha chiamato per primo, di quante volte.

Il respiro che si ferma nella parte alta del torace, e un’inspirazione profonda che tira, come se lo spazio non ci fosse.

L’incapacità di chiedere aiuto, che si presenta travestita da autonomia.

Le pratiche

Braccia tese ai lati — da 1 a 3 minuti. Seduti, braccia aperte all’altezza delle spalle, palmi in su, respiro lungo. Sembra niente e dopo quaranta secondi brucia. È un esercizio onesto: mostra subito quanto poco siamo abituati a stare aperti.

Apertura del petto — 2 minuti. Distesi con un cuscino arrotolato sotto le scapole, braccia aperte a terra. Si respira e basta. Chi ha lavorato anni al computer sente il torace che si scolla.

Ego Eradicator — da 1 a 3 minuti. Braccia a V, pollici in su, respiro di fuoco. Chiude alzando le braccia e trattenendo il respiro. Le controindicazioni del respiro di fuoco valgono anche qui.

Meditazione della gentilezza — 11 minuti. Seduti, mani sovrapposte sullo sterno. Si comincia da sé, e questa è la parte che tutti vogliono saltare: si augura a sé stessi una cosa semplice — di stare bene, di essere in pace — finché la frase smette di suonare falsa. Solo dopo si passa a una persona cara, poi a una neutra, poi a una difficile.

Guru Pranam. Seduti sui talloni, fronte a terra, braccia distese avanti. Un minuto. Chi ha la testa che non si abbassa mai lo scopre qui.

La distanza, e quello che passa lo stesso

L’ordine conta

Cominciare dagli altri è la strada breve e non funziona. La gentilezza rivolta fuori, quando dentro c’è solo giudizio verso sé stessi, regge poche settimane e poi si rovescia in risentimento: si dà, si aspetta qualcosa in cambio, non arriva, e resta il conto.

È un fatto tecnico, non una questione morale. Il centro si apre nella direzione in cui ha meno resistenza, e la resistenza più grossa ce l’abbiamo verso noi stessi.

Che cosa cambia nelle relazioni

Meno di quanto promettono le pagine sull’argomento, e in modo più utile.

Non arrivano relazioni migliori per magnetismo. Succede che smetti di dare per essere ricambiato, e questo cambia il tono di tutto: quello che dai comincia a essere un fatto tuo, e non un investimento su qualcun altro.

Poi c’è un effetto secondario che nessuno si aspetta: si diventa capaci di stare accanto a qualcuno che soffre senza cercare di aggiustarlo. È una cosa che si impara stando fermi, ed è esattamente quello che si fa nel Sat Nam Rasayan.

Dove sta, nel percorso

Prima c’è il tempo, dopo viene il silenzio. La scala intera è in Le scintille della Fenice.

Si pratica il lunedì dalle 19.30 alle 21.00 in Vico San Domenico Soriano, a Napoli: orari, quote e come si arriva.

Domande su questo

Che cos'è Anahata?

Il quarto centro della tradizione yogica, all'altezza dello sterno. Nel linguaggio della pratica governa la capacità di ricevere e di dare senza contare. Il nome sanscrito significa «non colpito», e indica un suono che non nasce da un urto.

Come si capisce che il centro del cuore è chiuso?

Dal petto che sta sempre un po' rientrato, dal respiro corto in alto, dalla difficoltà a ricevere un complimento senza sminuirlo, e dalla tendenza a trasformare ogni rapporto in un conto di dare e avere.

Quali pratiche lavorano sul cuore?

Quelle che aprono il torace e allungano il respiro: braccia tese ai lati tenute a lungo, apertura del petto da seduti o distesi su un supporto, e in meditazione la pratica della gentilezza e il Guru Pranam. Undici minuti bastano.

Perché si comincia da sé e non dagli altri?

Perché la gentilezza rivolta agli altri, quando dentro c'è solo giudizio verso sé stessi, dura poche settimane e poi si trasforma in risentimento. È un ordine tecnico, non una questione morale.

A Napoli

Questo si legge. In sala si prova.

Si pratica il lunedì sera in Vico San Domenico Soriano, novanta minuti. La prima volta si viene senza sapere niente: ti dico io cosa portare.